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<p style="text-align: justify"><br> Nel giorno della <a href=" target="_blank" rel="Ansa Insegnanti Scuola Renzi noopener">grande protesta degli insegnanti</a> contro i piani di riforma della scuola, Renzi gira l’Alto Adige e prova a spiegare agli italiani gli effetti positivi dei cambiamenti che prevede.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <strong>LaBuonaScuola?</strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <a href=" target="_blank" rel="Scuola Riforma Renzi noopener"></a>Il piano di riforma dell’attuale governo può essere riassunto e consultato <a href=" target="_blank" rel="Scuola Renzi noopener">sul suo apposito sito</a>. Tocca numerosi aspetti del sistema scolastico, tutti riscontrabili all’interno <a href=" target="_blank" rel="Proposta Riforma della Scuola Renzi noopener">della proposta di legge</a> (riassunta per comoda lettura <a href=" target="_blank" rel="Legge Scuola Renzi noopener">nella sua parte di Relazione Tecnica</a>) ed è attualmente in esame presso la commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera. Se la proposta dovesse rimanere intoccata (cosa improbabile, date le richieste di modifica e <a href=" target="_blank" rel="Scuola Renzi Insegnanti noopener">la disponibilità al dialogo</a> espressa da Renzi) andrebbe a riformare i seguenti punti:<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> – metodo di assunzione degli insegnanti: sarebbe il preside a determinare il bisogno di insegnanti e sceglierli da albi a cui accederebbero tramite concorso pubblico, eliminando le attuali graduatorie. Questo rientra all’interno di <a href=" target="_blank" rel="Scuola Presidi Renzi noopener">un processo di maggiore autonomia e responsabilizzazione</a> dei presidi nella gestione del singolo istituto scolastico, uno dei punti più contestati della riforma.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> – <a href=" target="_blank" rel="Scuola Renzi Formazione noopener">gli aumenti di stipendio</a> saranno determinati anche dall’accumulo di crediti formativi e non più solo da scatti di anzianità<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> – <a href=" target="_blank" rel="Scuola Assunzioni noopener">un piano straordinario di assunzioni</a>, andando a svuotare le attuali graduatorie ad esaurimento: si prevedono <a href=" target="_blank" rel="Scuole Assunzioni Renzi noopener">100 mila assunzioni</a> nel corso del 2015 e 2016 (meno <a href=" target="_blank" rel="Scuola Assunzioni Renzi noopener">delle 150 mila annunciate</a> inizialmente, altro punto di protesta dei cortei che hanno sfilato ieri)<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> – <a href=" target="_blank" rel="Scuola Finanziamento Renzi noopener">nuovi metodi di finanziamento delle scuole</a>, che potranno godere del 5 per mille e crediti di imposta (altro punto molto contestato della riforma, accusata di aumentare la diseguaglianza tra “scuole per ricchi” e “per poveri”)<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> – <a href=" target="_blank" rel="Scuola Lavoro Renzi noopener">l’introduzione del “sistema educativo duale”</a>, che prevede l’estensione di programmi di lavoro formativi (<em>stage</em>) all’interno dei licei (attualmente sono previsti solo per gli istituti tecnici e professionali)<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> E’ proprio quest’ultimo il punto a cui si riferisce Renzi, che ha scelto Bolzano e l’Alto Adige non a caso. All’interno della Provincia Autonoma di Bolzano <a href=" target="_blank" rel="Alto Adige Scuola noopener">vige infatti da tempo il sistema educativo duale</a>, probabilmente per via dell’influenza culturale esercitata dai Paesi europei che l’hanno adottato.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <strong>Cos’è il sistema educativo duale? Quali Paesi lo adottano?</strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Secondo Eric Hanushek, Professore di Economia presso l’università di Stanford, è il sistema <a href=" target="_blank" rel="Scuola Sistema Duale Stanford Germania noopener">che spiegherebbe in parte</a> il successo economico della Germania negli anni di crisi della zona euro (<a href=" target="_blank" rel="Sistema Duale Scuola Germania noopener">qui</a> potete consultare il suo studio).<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Si tratta della pratica di avviare gli studenti di liceo a programmi di apprendimento e addestramento presso aziende del territorio, coniugando quindi il percorso formativo con il percorso professionale. Secondo Hanushek vi è una chiara correlazione, specialmente nel breve periodo, tra l’adozione di programmi di apprendimento a livello nazionale e sistematico e il calo della disoccupazione giovanile, anche se avverte che nel lungo periodo questa tipologia di programmi potrebbe creare una generazione di lavoratori eccessivamente specializzati in singole mansioni o industrie, e quindi impossibilitati dal trovare altri posti di lavoro nel caso in cui dovessero essere licenziati.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> I Paesi presi ad esempio sono quelli che hanno adottato in maniera più estesa la pratica del sistema duale, tutti appartenenti al mondo culturale tedesco: l’Austria, la Germania e la Svizzera.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <strong>I tassi di abbandono scolastico e disoccupazione giovanile più bassi?</strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Partiamo dal tasso di abbandono scolastico, ovvero la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni di età che non hanno completato la scuola superiore e non hanno ottenuto diploma. Il dato <a href=" target="_blank" rel="Eurostat Tasso Abbandono Scolastico noopener">lo fornisce Eurostat</a>:<br></p><br><p><br> <img decoding="async" class="charts" data-id="93" id="graph_93" src="imagefly/chart_default/650/365/Quanti studenti abbandonano la scuola?" alt="graph" style="float: none;margin: 0px auto 10px"><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Come possiamo vedere, non sembra esattamente che i tre Paesi che hanno adottato il sistema (Germania, Austria e Svizzera) si trovino tutte in fondo alla classifica. Possiamo sicuramente notare la posizione imbarazzante dell’Italia (dove nel 2014 il 15% dei giovani tra i 18 e i 24 anni di età non aveva un diploma di scuola superiore, quinta posizione peggiore in classifica), ma la Germania e l’Austria (rispettivamente con tassi del 9.5 e del 7%) occupano posizioni di metà classifica. La Svizzera si trova invece in fondo, con appena il 5.4% di tasso di abbandono.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Diverso <a href=" target="_blank" rel="Disoccupazione Giovanile noopener">il caso della disoccupazione giovanile</a>. La correlazione tra bassa disoccupazione giovanile e programmi di educazione duali è stata già argomentata dallo studio sovracitato (dove si stima che un aumento della partecipazione di studenti a programmi di apprendimento aziendali di dieci punti percentuali generi una diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile di due punti percentuali). Questo tipo di interpretazione non è smentita dai fatti, al momento:<br></p><br><p><br> <img decoding="async" class="charts" data-id="94" id="graph_94" src="imagefly/chart_default/650/365/Quanti giovani sono disoccupati in Europa?" alt="graph" style="float: none;margin: 0px auto 10px"><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> La Germania e l’Austria si trovano infatti in fondo alla classifica per tasso di disoccupazione giovanile (rispettivamente al 7.7 e al 10.3%, contro il 42.7% dell’Italia) – <a href=" target="_blank" rel="Svizzera Disoccupazione Giovanile OCSE noopener">il dato per la Svizzera</a> (8.5%), reperito dal database Ocse, la situa tra l’Austria e la Germania.<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <strong>Il verdetto</strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Renzi non sbaglia a citare tassi di disoccupazione molto bassi nei Paesi che hanno adottato il sistema educativo duale. L’osservazione è supportata non solo dai dati, ma anche da studi importanti sull’impatto di questo approccio formativo. Sbaglia invece a collegare l’applicazione di questo metodo all’abbandono scolastico, che non sembra particolarmente influenzato dalla presenza maggiori collegamenti tra scuola ed aziende, come dimostrato dai dati Eurostat. “Nì”.<br></p>