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<p><br> Approvare le leggi in Italia è troppo complicato: è una delle critiche che vengono fatte – da anni – all’attuale procedimento legislativo. Il governo Renzi lo ha modificato profondamente con la riforma costituzionale, <span style="background-color: initial">che dovrà essere confermata da un referendum popolare il prossimo autunno.</span><span style="background-color: initial"> Alessandro Di Battista del M5S sostiene che la riforma vada rifiutata e, parlando a un comizio a Vetralla (Viterbo), ricorda che in alcuni casi il procedimento legislativo è stato molto più spedito. Avrà ragione?</span><br></p><br><p><br> <span style="background-color: initial"><strong>La riforma Fornero</strong></span><br></p><br><p><br> <span style="background-color: initial">La riforma del sistema pensionistico, probabilmente il lascito più duraturo del governo Monti, venne approvata come singolo articolo di un provvedimento di legge più articolato, passato alla storia come il cosiddetto “<a href=" target="_blank" rel="noopener">Salva Italia</a>”. È un decreto legge, più precisamente il D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011, di cui la “riforma Fornero” costituisce l’</span><a href=" target="_blank" rel="noopener">articolo 24</a><span style="background-color: initial">.</span><br></p><br><p><br> Il governo Monti si insediò <a href=" target="_blank" rel="noopener">il 16 novembre 2011</a>, venti giorni prima dell’approvazione del “Salva Italia”. La rapidità con cui si arrivò alla riforma pensionistica fu possibile, tecnicamente, con il ricorso al decreto-legge: cioè con un provvedimento del governo che, appunto, ha forza di legge ed è valido da subito, ma deve essere convertito dalle Camere entro 60 giorni, pena la sua decadenza.<br></p><br><p><br> Il decreto-legge è regolato dall’<a href=" target="_blank" rel="noopener">articolo 77 della Costituzione</a> e vi si può fare ricorso – almeno in linea teorica – solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza”. Il “Salva Italia” venne convertito in via definitiva dalle Camere nei tempi previsti e pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale</em> il 27 dicembre 2011. Si può dire che la riforma Fornero sia effettivamente stata varata in venti giorni, più o meno come dice Di Battista, anche se poi i tempi tecnici per l’approvazione del decreto legge da parte delle Camere hanno richiesto altre tre settimane circa.<br></p><br><p><br> <strong>Il lodo Alfano</strong><br></p><br><p><br> Il cosiddetto “lodo Alfano” è il nome giornalistico dato a una legge, la <a href=" target="_blank" rel="noopener">n. 124 del 2008</a>, che disponeva <span style="background-color: initial">la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro massime cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio dei ministri; </span><a href=" target="_blank" rel="noopener" style="background-color: initial">qui il testo completo</a><span style="background-color: initial">). È rimasta in vigore solo pochi mesi: venne dichiarata incostituzionale dalla Consulta con </span><a href=" target="_blank" rel="noopener">una sentenza</a><span style="background-color: initial"> dell’ottobre 2009.</span><br></p><br><p><br> <span style="background-color: initial">Ma se la sua vita fu breve, quanto ci volle per approvarla? Per il cosiddetto “lodo Alfano” si seguì il procedimento di una legge ordinaria: il governo presentò un disegno di legge, che fu esaminato nella commissione parlamentare di riferimento, per essere poi discusso e approvato da entrambe le Camere e pubblicato sulla <em>Gazzetta Ufficiale</em>. </span><br></p><br><p><br> <span style="background-color: initial">Come mostra </span><a href=" target="_blank" rel="noopener">la pagina istituzionale</a><span style="background-color: initial"> dedicata al provvedimento, queste tappe si svolsero in un lasso di tempo molto breve. Il disegno di legge venne presentato il 2 luglio 2008; esaminato nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia e approvato il 9 luglio; discusso e votato alla Camera tra 9 e 10 luglio; discusso e approvato definitivamente dal Senato, prima in commissione e poi in aula, tra il 14 e il 22 luglio. Riassumendo, tra la presentazione del disegno di legge (2 luglio) e l’approvazione definitiva (22 luglio, voto in Senato) passarono venti giorni, come dichiarato da Di Battista.</span><br></p><br><p><br> <strong>La legge Boccadutri</strong><br></p><br><p><br> La legge Boccadutri – dal suo primo firmatario, il deputato del Pd Sergio Boccadutri – riguarda il finanziamento pubblico ai partiti ed è stata approvata in via definitiva dal Senato <a href=" target="_blank" rel="noopener">il 14 ottobre 2015</a>. In quell’occasione ci furono molte proteste contro il provvedimento, <a href=" target="_blank" rel="noopener">in particolare</a> da parte del Movimento 5 Stelle.<br></p><br><p><br> Il suo iter legislativo era cominciato diversi mesi prima: il disegno di legge – questa volta di iniziativa parlamentare – fu presentato alla Camera <a href=" target="_blank" rel="noopener">nel dicembre 2014</a>. Rimase sospeso in commissione parecchio tempo (da marzo a luglio) e venne approvato dall’aula della Camera il 9 settembre 2015. Il giorno successivo, 10 settembre, passò quindi al Senato, dove venne esaminato in commissione Affari costituzionali tra il <a href=" target="_blank" rel="noopener">17 settembre e il 9 ottobre</a>. Il voto definitivo in Senato, come si è detto, arrivò il 14 ottobre, dunque oltre un mese dopo l’approvazione della Camera e a dieci mesi dalla prima presentazione del testo.<br></p><br><p><br> Anche se le fasi finali dell’iter parlamentare <a href=" target="_blank" rel="noopener">furono rapide</a> – altro motivo di protesta da parte del M5S – il tempo trascorso dalla presentazione del provvedimento alla sua approvazione definitiva sono molto differenti rispetto agli altri due, e parecchio superiori ai venti giorni.<br></p><br><p><br> Sia nel caso del lodo Alfano che in quello della legge Boccadutri si tratta di tempi comunque molto rapidi per la media dei disegni di legge nell’attuale legislatura. Questo è evidente dalle statistiche relative, riportate in <a href=" target="_blank" rel="noopener">una scheda</a> sul sito del Senato, che considerano i giorni che intercorrono tra il primo esame nelle due Camere e l’approvazione, e di cui riassumiamo i dati nel grafico sottostante.<br></p><br><p><br> <img decoding="async" class="charts" data-id="463" id="graph_463" src="imagefly/chart_default/650/365/Tempo medio (in giorni) di approvazione disegni di legge" alt="graph"><br></p><br><p><br> <strong>Il verdetto</strong><br></p><br><p><br> L’esponente del Movimento 5 Stelle parla di tre provvedimenti approvati da governi diversi (Berlusconi, Monti e Renzi) su varie materie (finanziamento ai partiti, processo penale e pensioni) e con un iter parzialmente differente (decreto legge o disegno di legge di iniziativa parlamentare/governativa). Nonostante questo, nel caso della riforma Fornero e del lodo Alfano la genesi del provvedimento può ragionevolmente essere confinata nei venti giorni di cui parla Di Battista. Nel caso della legge Boccadutri, però, i tempi furono più lunghi, e anche nell’interpretazione più restrittiva possibile delle parole di Di Battista – cioè il tempo tra l’approvazione alla Camera e quella al Senato – ci volle oltre un mese, e non venti giorni come dichiarato dal deputato. “C’eri quasi” per Alessandro Di Battista.<br></p>
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