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<p style="text-align: justify"><br> La scelta del governo di imporre il voto di fiducia sull’Italicum ha sollevato non poche proteste. Una reazione comune tra colori politici diversi è stata proprio quella di Salvini, che disegna un collegamento tra l’approccio renziano (definito da Renato Brunetta una <a target="_blank" rel="brunetta noopener" href=" di potere”</a>) e il ventennio fascista. Al di là dei toni volutamente eccessivi, ci rifacciamo ad <a href=" target="_blank" rel="di maio legge elettorale noopener">una nostra analisi di alcuni giorni fa </a>(Luigi Di Maio aveva affermato la stessa cosa) per vedere se i fatti citati sono corretti. <br><br> <a href=" style="text-align: justify"><br> <strong>Il precedente fascista<br><br> </strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Il riferimento è alla controversa <a target="_blank" rel="noopener" href=" Acerbo del 1923</a> che aprì l’era fascista e sulla quale Mussolini <a target="_blank" rel="noopener" href=" la fiducia</a>. La legge attribuiva due terzi dei seggi parlamentari alla lista che avrebbe ottenuto la maggioranza relativa, purché essa fosse superiore al 25%. E’ il caso di sottolineare che quel periodo fu teatro di azioni intimidatorie come <a target="_blank" rel="noopener" href=" Marcia su Roma</a> e caratterizzato da un contesto costituzionale più “debole”, ovvero definito da uno Statuto Albertino modificabile tramite legge ordinaria e senza una Corte Costituzionale indipendente (come spiega il <a href=" Stefano Ceccanti</a>)<em>.</em><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <strong>E’ successo altre volte?<br><br> </strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Oltre all’episodio del 1923, nel 1953 De Gasperi mise la fiducia sulla cosiddetta <a target="_blank" rel="noopener" href=" truffa”</a>. La legge introduceva un premio di maggioranza al partito o coalizione che otteneva il 50% + uno dei voti. Tale partito/coalizione avrebbe ottenuto il 65% dei seggi parlamentari. In questo caso De Gasperi ottenne la fiducia sia alla Camera che al Senato, non senza l’insorgere dell’opposizione che lasciò l’aula in segno di protesta. I risultati elettorali però non videro nessuna coalizione ottenere il premio (<a target="_blank" rel="noopener" href=" coalizione di maggioranza (Dc-Pli-Pri-Psdi) sfiorò ma non raggiunse il 50%)</a> e la legge <a target="_blank" rel="noopener" href=" abrogata</a> prima delle successive elezioni con <a target="_blank" rel="noopener" href=" legge 615 del 31/7/54.</a><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Un altro precedente minore risale al 1990. Mariotto Segni ed altri provarono ad inserire<a target="_blank" rel="noopener" href=" un emendamento per permettere l’elezione diretta dei sindaci</a> <a target="_blank" rel="noopener" href=" disegno di legge sull’ordinamento delle autonomie locali</a>. Andreotti <a target="_blank" rel="noopener" href=" di porre la fiducia</a> (si veda anche <a target="_blank" rel="noopener" href=" e fu contestato per questo da diversi deputati dell’opposizione (si veda <a target="_blank" rel="noopener" href=" 3-14</a>).<br></p><br><p style="text-align: justify"><br> <strong>Il verdetto</strong><br></p><br><p style="text-align: justify"><br> Senza tornare indietro fino al fascismo, troviamo i precedenti degli avvenimenti di questi giorni anche nel periodo repubblicano: “Pinocchio andante”.<br></p>

